Steardo (AD Sersys): “Riforme efficaci e riduzione del gap impiantistico per una reale transizione ecologica”

Le prime mosse del Governo Draghi e del rinnovato Ministero della Transizione Ecologica, i lavori di riscrittura del PNRR, la transizione verso l’economia circolare, il gap impiantistico del nostro Paese.
Sono solo alcuni dei temi di cui abbiamo parlato nell’intervista che segue con Marco Steardo, AD di Sersys Ambiente e Vice Presidente dell’Associazione di categoria FISE Assoambiente.

Partiamo da Sersys Ambiente e dai principali progetti che l’azienda sta sviluppando. Se ne dovesse indicare in particolare due, quali evidenzierebbe?

In primis, l’ingresso nel settore del biometano. Abbiamo avviato negli scorsi mesi le procedure di autorizzazione per due biodigestori di ultima generazione da realizzare a Civitavecchia e Gricignano d’Aversa, per un totale di 230 mila tonnellate/anno di frazione organica che saranno trasformate in energia rinnovabile. Le due richieste costituiscono il primo passo di una più articolata strategia di investimento nel campo delle energie rinnovabili e del biometano.
Attraverso la costituzione di nuove realtà sul territorio o l’acquisizione di impianti esistenti, puntiamo a diventare nel medio periodo un attore strategico in questo settore che presenta grandi potenzialità anche nel campo dei trasporti e della mobilità sostenibile e può costituire la via italiana alla decarbonizzazione.
Il secondo focus delle nostre attività negli ultimi mesi riguarda il potenziamento dei nostri laboratori di analisi specializzati in chimica organica e inorganica, microbiologia ed eco-tossicologia, accreditati secondo gli standard internazionali UNI CEI EN ISO/IEC 17025 labs e Accredia. Fino ad oggi i nostri tecnici e specialisti hanno effettuato ogni anno l’analisi di oltre 600 mila parametri. Stiamo lavorando per una sostanziale crescita di questi numeri per essere ancora più competitivi sul mercato.

Come FISE Assoambiente quali proposte il settore ha avanzato al Governo Draghi per una reale transizione verso l’economia circolare?

Anche nel corso di recenti audizioni, abbiamo evidenziato che il PNRR non si deve limitare, come nella versione inizialmente predisposta, all’elencazione di una serie di interventi estemporanei, non coordinati e privi di un chiaro disegno di stimolo, accompagnamento e supporto alla transizione verso modelli di produzione e distribuzione circolari. Vanno individuati flussi prioritari, obiettivi, scadenze, misure di intervento efficaci e consistenti, sulla base delle risorse disponibili.
Affinché l’economia circolare non rimanga soltanto un titolo accattivante, occorre favorire complessivamente condizioni normative ed economiche stabili e competitive per i materiali riciclati e per i prodotti preparati per il riutilizzo, tali da consentire agli impianti di trattamento e riciclo una programmazione mirata degli investimenti per aumentare le proprie capacità, la qualità dei processi e dei prodotti e la loro portata innovativa.
Tra le richieste avanzate dall’Associazione anche la conferma degli incentivi per il biometano oltre il 2022, uno strumento che può giocare nei prossimi anni ancora un ruolo centrale per la crescita delle rinnovabili e per la diffusione sul territorio nazionale di impianti di digestione anaerobica, soprattutto nel centro-sud dove questi scarseggiano.

Ma il settore necessita anche di riforme, quali le più urgenti dal suo osservatorio?

Sarebbe auspicabile che il nuovo Governo procedesse finalmente alla tante volte annunciata semplificazione, sburocratizzazione e digitalizzazione delle attività amministrative che riguardano il settore dei rifiuti e dell’economia circolare, cominciando, ad esempio, da: la riforma dei procedimenti amministrativi per il rilascio ed il rinnovo delle autorizzazioni e del relativo sistema dei controlli (con drastica riduzione delle tempistiche), la piena digitalizzazione in tempi rapidi degli adempimenti ambientali a carico delle imprese e la semplificazione delle procedure per i sottoprodotti e per l’End of Waste.

Quanto pesa oggi sul settore e sul gap impiantistico del nostro Paese la crescente diffusione della sindrome Nimby sui territori?

Una delle difficoltà maggiori per quanti fanno impresa e investono in Italia, in particolare nel settore della gestione rifiuti, è senza dubbio il clima negativo di sfiducia e sospetto che si è stratificato intorno al settore e che coinvolge tutti, dai cittadini alla pubblica amministrazione centrale e locale, agli enti di controllo.
Un atteggiamento aprioristico che trova sintesi nell’acronimo NIMBY (Not in My Back-Yard) e che rende difficile la programmazione degli impianti per le autorità pubbliche, degli investimenti per le imprese private, e impedisce una efficace e leale collaborazione pubblico-privato.
Eppure la pandemia di questi mesi ha dimostrato una volta di più la necessità che il nostro Paese si doti di un adeguato sistema impiantistico (per la gestione dei rifiuti e non solo) e di infrastrutture, anche per fronteggiare adeguatamente le emergenze.
Proprio per contrastare questo atteggiamento di pregiudizio, stiamo promuovendo sui territori in cui intendiamo realizzare gli impianti per la produzione di biometano (Civitavecchia e Gricignano d’Aversa) un percorso di dibattito pubblico, teso a coinvolgere la cittadinanza e a fornire risposte ai legittimi dubbi della popolazione. Per farlo, in questo periodo di pandemia e distanziamento sociale, ci siamo affidati agli strumenti digitali.

Quali sono le sue sensazioni sul nuovo Ministero della Transizione Ecologica che nelle scorse settimane ha espresso con chiarezza il proprio punto di vista sulle questioni più urgenti in materia di economia circolare?

Per prima cosa, tanto per restare sul tema NIMBY, ho apprezzato le recenti dichiarazioni del Ministro Cingolani al primo incontro TEA “Presto e bene. La transizione ecologica dai progetti ai cantieri”, che hanno segnato un vero cambio di passo rispetto al passato. Il Ministro ha affermato che c’è urgente bisogno di trovare iter semplificati per ridurre le contestazioni territoriali di matrice NIMBY (e soprattutto NIMTO), e studiare nuovi strumenti di condivisione (come il dibattito pubblico) senza che le istituzioni preposte fuggano poi alla responsabilità di scegliere. Finalmente una visione di sviluppo sostenibile non ideologica e che vede negli impianti uno strumento prioritario per la transizione ecologica.
Ho accolto positivamente anche il suo approccio concreto verso la realizzazione di impianti di digestione anaerobica e il riconoscimento del loro ruolo strategico anche per una mobilità sostenibile.
L’auspicio è che ora il Ministro riesca nel poco tempo che ci separa dalla definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza ad ascoltare anche la voce delle imprese per sfruttare al meglio un’occasione unica per il nostro Paese di avviare concretamente la transizione verso un reale modello di economia circolare.

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