Rifiuti speciali: che cosa sono e come smaltirli a norma di legge

Rifiuti speciali, che cosa sono?

I rifiuti vengono classificati in base all’origine: quando vengono prodotti dai privati cittadini si definiscono rifiuti urbani, quando invece sono frutto di attività commerciali o industriali parliamo di rifiuti speciali.

Secondo i riferimenti normativi (Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 e successive modifiche), catalogandoli sul registro di carico e scarico reso disponibile alle unità competenti, vengono definiti rifiuti speciali:

  • i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2135 c.c.;
  • i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 184;
  • i rifiuti da lavorazioni industriali;
  • i rifiuti da lavorazioni artigianali;
  • i rifiuti da attività commerciali;
  • i rifiuti da attività di servizio;
  • i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;     
  •  i rifiuti derivanti da attività sanitarie.

Rifiuti speciali: la situazione in Italia

La produzione di rifiuti speciali in Italia sfiora la cifra di 154 milioni di tonnellate. Il 45,5% è costituito dai rifiuti provenienti dal settore delle costruzioni e demolizioni (oltre 70 milioni di tonnellate). A gestire e produrre la maggior parte dei rifiuti speciali in Italia sono le regioni del Nord dove il tessuto industriale è più sviluppato: 88,6 milioni di tonnellate (57,6% del dato complessivo nazionale) sono prodotti in quest’area del Paese e oltre la metà degli impianti di gestione operativi si trova al Nord. Soprattutto in Lombardia, dove sono localizzate 2.180 infrastrutture, il 20,1% del totale nazionale.  Il 69 % dei rifiuti speciali avviati a gestione viene recuperato, solo il 7,3% è smaltito in discarica. Il recupero è molto efficiente soprattutto su quelli da demolizione e costruzione, per i quali l’Italia con un 78,1% si attesta sopra l’obiettivo europeo di recupero (70% entro il 2020).

Rifiuti speciali: pericolosi e non pericolosi, qual è la differenza?

I rifiuti speciali possono essere classificati anche in base alla loro pericolosità: se al loro interno vi è un’elevata concentrazione di sostanze inquinanti vengono dunque definiti pericolosi e il procedimento di gestione e smaltimento deve essere volto a contenere questa pericolosità, rendendo il rifiuto innocuo. Per esempio, fanno parte dei rifiuti speciali pericolosi sostanze come l’amianto o le vernici. Come accennato, anche i rifiuti sanitari si configurano come speciali: sono pericolosi quando a rischio infettivo (rifiuti biologici oppure aghi, lame e siringhe) oppure quando provenienti da laboratorio analisi radiologico (solventi, reagenti, oli, mercurio, amianto, lampade fluorescenti, batterie). Al contrario, quando i rifiuti non contengono sostanze nocive, infette, tossiche, sensibilizzanti, mutagene o corrosivi, vengono definiti non pericolosi. A questo proposito, è cruciale l’analisi del rifiuto, volta a definire l’eventuale pericolosità così da permetterne una gestione in tutta sicurezza.

Rifiuti Speciali: stoccaggio e trasporto prima dello smaltimento

Con le modifiche introdotte dal D.Lgs. 116/2020, il deposito temporaneo diventa “deposito temporaneo prima della raccolta“. Come in precedenza, tuttavia, viene confermato il fatto che non sia necessaria l’autorizzazione per il raggruppamento da parte dell’autorità competente.

In ogni caso, come specificato all’articolo 185-bis, il deposito temporaneo prima della raccolta deve rispettare le seguenti condizioni:

  • i rifiuti contenenti inquinanti organici persistenti (di cui al regolamento CE 850/2004 e successive modificazioni) vanno depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose (e gestiti in conformità a tale regolamento);
  • i rifiuti vanno raccolti e avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con cadenza almeno trimestrale (indipendentemente dalle quantità in deposito) oppure quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunge complessivamente i 30 metri cubi (di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi). La modalità può essere scelta dal produttore dei rifiuti, ma in ogni caso il deposito temporaneo non può avere durata superiore a un anno;
  • i rifiuti vanno raggruppati per categorie omogenee, nel rispetto delle relative norme tecniche e, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
  • il deposito temporaneo prima della raccolta deve essere effettuato nel rispetto delle norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose.

Come indicato all’articolo 193, il trasporto dei rifiuti deve essere accompagnato da un formulario di identificazione (FIR) che includa:

  • nome e indirizzo del produttore e del detentore;
  • origine, tipologia e quantità del rifiuto;
  • impianto di destinazione;
  • data e percorso dell’istradamento;
  • nome e indirizzo del destinatario.

Tra le novità del decreto rifiuti, la trasmissione della quarta copia può ora essere sostituita dall’invio tramite PEC, a patto che il trasportatore assicuri la conservazione del documento originale e provveda successivamente all’invio al produttore. Anche in questo caso viene ridotto l’obbligo di conservazione delle copie del formulario, che passa da 5 a 3 anni.

Smaltimento rifiuti speciali: come smaltirli correttamente a norma di legge

Il processo di gestione e smaltimento dei rifiuti speciali è di vitale importanza per le realtà industriali, perché un trattamento non conforme alle normative vigenti può essere penalmente rilevante, oltre a causare anche un danno ambientale.

Per gestire in maniera conforme un rifiuto speciale è necessario, dopo l’analisi e la catalogazione, la conoscenza delle modalità di smaltimento previste dalla normativa, così da poter scegliere l’impianto più idoneo per il trattamento finale.

Per questo motivo, per la gestione dei rifiuti speciali sempre più aziende preferiscono affidarsi a realtà competente e di spicco del settore, come quella di Sersys Ambiente, in grado di garantire la gestione ottimale di tutta la filiera dei rifiuti prodotti.

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