REPower EU: l’Europa ora punta sul biomentano

Il piano REPower EU delinea alcune misure volte a contrastare l’aumento dei prezzi dell’energia in Europa, a rafforzare gli stoccaggi gas in previsione delle prossime stagioni invernali. Il piano mira inoltre a rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi ben prima del 2030, alla luce del conflitto Russo-Ucraino.

L’UE importa il 90 % del gas che consuma, e oltre il 40 % del suo consumo totale di gas proviene dalla Russia. Dalla Russia provengono anche il 27 % delle importazioni di petrolio e il 46 % delle importazioni di carbone.

​​L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha reso dunque evidente e forte come mai prima d’ora la necessità di una transizione rapida verso l’energia pulita: per la Commissione europea, accelerare la transizione verde consentirà di ridurre le emissioni e la dipendenza dai combustibili fossili importati e di proteggersi dall’aumento dei prezzi. L’aumento dei prezzi dei combustibili fossili ha colpito soprattutto le famiglie in condizioni di povertà energetica o vulnerabili, che spendono una quota significativa del reddito totale per le bollette energetiche, accentuando così le disparità e le disuguaglianze nell’UE. Ha colpito anche le imprese, in particolare le industrie ad alta intensità energetica, e il settore agroalimentare che devono far fronte a maggiori costi di produzione.

Il biometano, protagonista di REPower EU

Il piano REPower EU si basa su due pilastri:

  • diversificare gli approvvigionamenti di gas, grazie all’aumento delle importazioni (GNL e via gasdotto) da fornitori non russi e all’aumento dei livelli di biometano e idrogeno;
  • ridurre più rapidamente la dipendenza da combustibili fossili nell’edilizia, anche abitativa, nell’industria e a livello di sistema energetico grazie a miglioramenti dell‘efficienza energetica, a maggiori quote di energie rinnovabili e superando le strozzature infrastrutturali.

Il piano presentato dalla Commissione Europea prevede l’aumento della capacità produttiva di biometano fino a 35 miliardi di metri cubi (bcm) entro il 2030 all’interno dell’Unione Europea. L’obiettivo sarà sostituire il 20 per cento dell’importazione di gas naturale dalla Russia con un’alternativa sostenibile, più economica e prodotta localmente.

La produzione di biometano potrebbe inoltre contribuire a ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi alimentari perché il fertilizzante derivabile dal digestato è un co-prodotto della produzione di biometano e sostituisce attualmente costosi fertilizzanti chimici.

EBA, la European Biogas Association, commentando il piano europeo, ha sottolineato “l’Europa ha urgente bisogno di diversificare e ridurre la sua dipendenza dal gas russo, aumentando al contempo l’ambizione per gli obiettivi climatici. Il settore è pronto a raggiungere i 35 bcm proposti dall’UE entro il 2030 e chiede l’inclusione di questo obiettivo nella rifusione della direttiva sulle energie rinnovabili (REDIII), attualmente in fase di sviluppo. Sarà necessaria una stretta cooperazione tra la Commissione europea, gli Stati membri e la catena del valore del biometano per garantire un’azione immediata in seguito alle proposte odierne. L’obiettivo del biometano rappresenta oltre il 20 per cento delle attuali importazioni di gas dell’UE dalla Russia. Entro il 2050, questo potenziale può triplicare, crescendo ben oltre 100 bcm e coprendo il 30-50% della futura domanda di gas dell’UE.”

L’attuazione completa delle proposte del pacchetto Fit for 55 ridurrebbe il consumo di gas europeo del 30 %, equivalente a 100 miliardi di m3, entro il 2030. Insieme a un’ulteriore diversificazione del gas e a un maggior numero di gas rinnovabili, l’anticipazione dei risparmi energetici e l’elettrificazione sono potenzialmente in grado di fornire, congiuntamente, almeno l’equivalente dei 155 miliardi di m³ d’importazioni di gas russo.

I prossimi passi previsti nella strategia REPower EU riguarderanno l’identificazione nei vari Stati Membri dei progetti più adatti a raggiungere gli obiettivi del piano, anche grazie alle attività già in essere nei Piani di Ripresa e di Resilienza nazionali (PNRR).

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