Il recupero energetico dai rifiuti: un’opzione per ridurre le importazioni energetiche

Il recupero di energia dai rifiuti urbani può dare un contributo concreto a risolvere la crisi energetica legata all’aumento del costo delle materie prime, e aggravata negli ultimi giorni dalla guerra in Ucraina.

È tema in agenda che l’Italia sia fra i Paesi europei che scontano la più alta dipendenza energetica dall’estero: nel 2021 ben il 77% del fabbisogno nazionale è stato coperto dalle importazioni, mentre solo il 23% è stato soddisfatto dalla produzione nazionale.

La Russia, in particolare, è il Paese da cui più di tutti dipendiamo energeticamente: proviene da lì quasi il 40% delle importazioni di gas, il 12% di quelle di petrolio e ben il 52% di quelle di carbone.

Per Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, grazie alla sola realizzazione degli impianti necessari alla corretta gestione dei rifiuti e al raggiungimento degli obiettivi delle direttive sull’Economia Circolare, sarebbe possibile risparmiare il 5% delle importazioni di gas dalla Russia.

Recupero energetico: 9,2 MWh/anno dagli inceneritori

Attualmente i 37 inceneritori italiani in esercizio producono ogni anno circa 6,7 milioni di MWh (tra energia elettrica e termica) che corrispondono a circa il 2,2% del fabbisogno nazionale. Per poter conseguire gli obiettivi previsti dalle direttive sull’economia circolare (riciclaggio pari ad almeno il 65% e discarica pari al massimo al 10%) sarà necessario realizzare impianti di incenerimento con recupero di energia soprattutto al Centro e al Sud. Secondo le stime di Utilitalia, il fabbisogno nazionale ulteriore relativo ai soli rifiuti urbani e di derivazione urbana da soddisfare sarà pari a 2,7 milioni di tonnellate.

Questi nuovi impianti potrebbero produrre ulteriori 2,5 milioni di MWh/anno. Sulla base del potere calorifico del metano, ciò equivale a circa 0,230 miliardi di metri cubi, che sui 76,1 miliardi di metri cubi annui (2021) di consumo in Italia valgono circa lo 0,3%.

Recupero energetico: dal biogas una possibile riduzione del 2% di importazioni

Il PNIEC, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030, stima che il potenziale di produzione di biometano da rifiuti a matrice organica, ossia da frazione organica dei rifiuti solidi urbani e da scarti agricoli, sia di quasi 1,1 miliardi di metri cubi l’anno.

Questa produzione sarebbe pari al totale dell’attuale consumo di metano nei trasporti, e a circa un terzo del metano estratto nel 2021 da giacimenti nazionali.

Sfruttando a pieno questo potenziale potremmo ridurre del 2% le importazioni di gas all’estero.

Da rifiuti a energia: il contributo del settore all’approvvigionamento energetico

Con la copertura del deficit impiantistico al 2035, stimato da Utilitalia per 3,2 milioni di tonnellate per il trattamento dell’organico e 2,7 milioni di tonnellate per il recupero energetico, il contributo aggiuntivo del biometano dal trattamento della frazione organica da rifiuti e dell’energia elettrica rinnovabile degli inceneritori potrebbe soddisfare rispettivamente le necessità energetiche di circa 230.000 e 460.000 famiglie, pari a circa, rispettivamente, 700.000 e 1,4 milioni di abitanti ogni anno.

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