Piano d’azione Economia Circolare, le 10 azioni necessarie per attuarlo

L’Economia Circolare è la strada tracciata dall’Unione Europea per immaginare il futuro: il piano d’azione rilasciato a marzo 2020 dal Parlamento europeo mira a trasformare il modello economico corrente entro il 2050, evitando lo spreco delle risorse, prevenendo i rifiuti e tagliando le emissioni di CO2.

Ma come è possibile attuare davvero il paradigma dell’Economia Circolare previsto nel piano d’azione del Green Deal Europeo? La risposta a questa domanda è contenuta nel decalogo di Circular Economy Network, redatto insieme a Enea. La rete italiana per la transizione verde ha sintetizzato le dieci azioni necessarie del piano affinché la transizione ecologica diventi realtà. Vediamo insieme quali sono.

Economia circolare, le 10 azioni

  1. Diffondere e arricchire la visione, le conoscenze, la ricerca e le buone pratiche alla base del Piano d’azione dell’Economia Circolare
    Il risparmio delle materie prime e l’uso più efficiente delle risorse ed energia è, a differenza di quella Lineare, alla base dell’Economia Circolare: per questo, è necessario allungare la vita dei prodotti e dei materiali usati, attraverso riparazione, riutilizzo e riciclo. È dunque necessario promuovere la ricerca scientifica e tecnologica, prevedendo iniziative di formazione per favorire la diffusione di buone pratiche e sistemi di monitoraggio con idonei indicatori di misurazione.
  2. Implementare una Strategia nazionale e un Piano d’azione per l’economia circolare per affrontare carenze e ritardi
    Strumenti previsti anche dal PNRR, sono necessari per avviare la transizione verde verso un modello circolare. Altrettanto necessario, per attuarli, prevedere la condivisione con tutti gli stakeholder interessati.
  3. Migliorare l’utilizzo degli strumenti economici per l’economia circolare
    Oltre agli investimenti per adeguare la dotazione impiantistica nazionale oggi deficitaria, occore per attuare il piano d’azione per l’economia circolare anche, e soprattutto, nuovi strumenti economici e incentivi che guidino i mercati e gli operatori verso gli obiettivi ambientali e la gerarchia nella gestione dei rifiuti indicati dall’Ue. Come indicato dal nostro AD Marco Steardo, affinché il piano d’azione per l’economia circolare non rimanga soltanto un titolo accattivante, occorre favorire complessivamente condizioni normative ed economiche stabili e competitive per i materiali riciclati e per i prodotti preparati per il riutilizzo, tali da consentire agli impianti di trattamento e riciclo una programmazione mirata degli investimenti per aumentare le proprie capacità, la qualità dei processi e dei prodotti e la loro portata innovativa. Utile sarebbe anche la conferma degli incentivi per il biometano oltre il 2022, uno strumento che può giocare nei prossimi anni ancora un ruolo centrale per la crescita delle rinnovabili e per la diffusione sul territorio nazionale di impianti di digestione anaerobica, soprattutto nel centro-sud dove questi scarseggiano.
  4. Promuovere la bioeconomia rigenerativa
    Tassello fondamentale dell’Economia circolare, per tutelare il capitale naturale e la fertilità dei suoli, garantendo sicurezza alimentare e agricoltura di qualità, la restituzione di sostanza organica ai suoli e la produzione di energie rinnovabili.
  5. Estendere l’economia circolare negli acquisti pubblici
    Attraverso il rafforzamento del Green Public Procurement, il sistema di acquisti di prodotti e servizi ambientalmente preferibili effettuati dalla Pubblica Amministrazione. La pratica del GPP consiste nella possibilità di inserire criteri di qualificazione ambientale nella domanda che le Pubbliche Amministrazioni esprimono in sede di acquisto di beni e servizi. Su questo tema la P.A. può svolgere, quindi, il duplice ruolo di “cliente” e di “consumatore”, e in quanto tale può avere una forte capacità di “orientamento del mercato”.
  6. Promuovere l’iniziativa delle città per l’economia circolare
    Rilanciando le attività delle città con programmi integrati di rigenerazione urbana, secondo il modello europeo delle green city.
  7. Realizzare un rapido ed efficace recepimento del nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti e l’economia circolare
    Anche in questo caso, le riforme previste dal PNRR sono state pensate per viaggiare in questa direzione.
  8. Attivare rapidamente le pratiche di End of Waste
    Centrali per la transizione verde, eppure ancora trascurati dal legislatore italiano, che finora ne ha approvati solo cinque. Ma per il riciclo dei rifiuti, urbani e speciali, è indispensabile disporre di una efficace e tempestiva regolazione della cessazione della qualifica di rifiuto.
  9. Assicurare le infrastrutture necessarie per l’economia circolare
    Per esempio, attraverso la progettazione circolare dei prodotti, l’utilizzo di beni condivisi, implementando il funzionamento dei mercati del riutilizzo e dell’usato, lo sviluppo di impianti per il riciclo e il recupero e dei mercati delle materie prime seconde.
  10. Estendere l’economia circolare anche al commercio on line
    Specialmente durante il lockdown, gli acquisti on line hanno subito una grande crescita. Spesso, però, oltre a essere trasportati in imballaggi voluminosi, i prodotti acquistati sono ancora espressione di una concezione usa-e-getta dei consumi. Dunque, è necessario estendere le buone pratiche del modello circolare anche alle piattaforme online e limitare quelle dannose.

 

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