“Next Generation EU, occasione unica per colmare il gap impiantistico della gestione rifiuti”

L’Italia ha un’occasione unica dinanzi a sé per centrare gli obiettivi europei della Circular Economy: utilizzare i fondi del piano Next Generation EU per sostenere, attraverso mirati prestiti e incentivi al mercato del riciclo, gli investimenti necessari (10 mld di €) per colmare il gap impiantistico nazionale della gestione rifiuti, soprattutto nel Centro-Sud del nostro Paese, attraverso la realizzazione di 70 impianti di riciclo e recupero energetico.
Sono queste le principali evidenze che emergono dal Rapporto “Per una Strategia Nazionale dei rifiuti – Seconda parte: la strategia mette le gambe”, presentato nelle scorse settimane da FISE Assoambiente, l’Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica.

Il Rapporto mette in evidenza la carenza impiantistica del nostro Paese, partendo da un presupposto: nei prossimi 15 anni saremo chiamati a raggiungere gli sfidanti obiettivi europei che l’avvento dell’Economia Circolare pone, con la riduzione al 10% dello smaltimento in discarica dei rifiuti urbani (oggi siamo al 22%) e il raggiungimento di un target di riciclo del 65% (oggi siamo al 45%). Senza dimenticare, il ruolo imprescindibile riservato alla termovalorizzazione per la chiusura del ciclo di gestione (il restante 25%).

I dati del Report

Il Rapporto mette in evidenza la carenza impiantistica del nostro Paese, partendo da un presupposto: nei prossimi 15 anni saremo chiamati a raggiungere gli sfidanti obiettivi europei che l’avvento dell’Economia Circolare pone, con la riduzione al 10% dello smaltimento in discarica dei rifiuti urbani (oggi siamo al 22%) e il raggiungimento di un target di riciclo del 65% (oggi siamo al 45%). Senza dimenticare, il ruolo imprescindibile riservato alla termovalorizzazione per la chiusura del ciclo di gestione (il restante 25%).

I dati sottolineano come il nostro Paese, per meglio dire alcune sue aree, sono ancora molto distanti dal raggiungimento di questi target, soprattutto a causa della carenza di impianti di gestione (da quelli per il riciclo della frazione organica ai termovalorizzatori), che costringe ogni giorno centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti a viaggiare lungo le strade italiane o addirittura verso l’estero in cerca di adeguato trattamento.
In uno scenario a tinte fosche, lo studio individua una irrinunciabile opportunità nel breve-medio periodo in termini di risorse economiche disponibili: tramite il piano “Next Generation EU” dovrebbero arrivare all’Italia oltre 200 miliardi di euro nei prossimi anni. La gestione del ciclo dei rifiuti rappresenta a tutti gli effetti un candidato ideale per l’assegnazione di una significativa quota di questo budget, per le sue chiare ricadute sull’ambiente e la capacità di restituzione della tariffa.
Il Rapporto sottolinea come non possa esistere Economia Circolare senza gli investimenti infrastrutturali necessari alla sua realizzazione. Dal 2009 al 2018 in Italia gli investimenti pubblici per la gestione dei rifiuti sono crollati da 469 a 131 mln di euro. Ecco perché i fondi del Piano Next Generation saranno strategici per sostenere, attraverso prestiti, i necessari investimenti dei privati, pari a 10 miliardi di euro, per la realizzazione di una adeguata impiantistica che, a seconda delle capacità previste, potrebbe arrivare fino a 70 nuovi impianti per la gestione dei rifiuti urbani e speciali su tutto il territorio nazionale: 39 nuovi digestori anaerobici per il trattamento della frazione organica, 17 termovalorizzatori, 10 impianti per il recupero dei fanghi.

Marco Steardo AD Sersys

Il commento di Marco Steardo

“Normalmente”, ha evidenziato Marco Steardo in qualità di Vice Presidente dell’Associazione nel corso della presentazione, “non è mai la fonte di finanziamento la principale criticità per un imprenditore che intende realizzare un nuovo impianto. Il problema più grande da affrontare è il percorso autorizzativo, piuttosto che le tensioni sociali che su quel territorio, dove il nuovo impianto si è immaginato, dovranno essere vissute per portare a termine l’iter di autorizzazione”.

Per raggiungere gli obiettivi di Circular Economy, lo studio propone di agire su 3 leve economico-finanziarie: ripensare la tassazione ambientale; definire un nuovo sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) che assicuri la copertura integrale dei costi efficienti di gestione degli imballaggi, estenda la responsabilità anche a rifiuti oggi non coperti (ingombranti, tessili, giocattoli, ecc), liberando spazi nella tariffa che possono essere destinati a migliorare la qualità del servizio; introdurre i “Certificati del Riciclo”, alla stregua dei “Certificati Bianchi” che comprovano l’efficienza energetica, veri e propri titoli negoziabili che attestano l’effettivo riciclo in Italia dei rifiuti e l’impiego di materie prime seconde al posto di quelle vergini.

Al fianco di questi strumenti per compiere un definitivo passo in avanti verso la circolarità, sarà necessario mettere in campo anche incentivi per sostenere la domanda di prodotti riciclati, come:
aliquote IVA più basse per i prodotti contenenti materiale riciclato; l’imposizione di contenuti minimi obbligatori di materiali da riciclo (specie plastica e carta) nei prodotti; la promozione di ammendante organico, con IVA zero; il rafforzamento del Green Public Procurement (GPP), gli acquisti verdi da parte delle PA.

Scarica il Rapporto.

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