I rifiuti speciali: le parole di Marco Steardo all’evento Assoambiente

Marco Steardo, AD di Sersys Ambiente, è intervenuto nei giorni scorsi, in qualità di Vice Presidente FISE Assoambiente all’evento “NON SOLO RIFIUTI URBANI. Rifiuti Speciali, la gestione che serve al sistema Paese” organizzato dall’Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica.
Nel corso dell’evento, che ha visto anche la partecipazione di Chicco Testa – Presidente Assoambiente, Raffaele Cattaneo – Assessore Ambiente e Clima Regione Lombardi, Donato Berardi – Direttore del Laboratorio REF e Alessandro Bratti – Direttore Generale ISPRA, è stato presentato lo studio “I rifiuti prodotti dalle attività economiche: tanta virtù… e qualche criticità da risolvere”, realizzato dal Laboratorio REF Ricerche per FISE Assoambiente.
Lo studio propone un interessante confronto tra il sistema italiano di gestione dei rifiuti speciali e quello di alcune tra le principali realtà europee (Germania, Francia e Spagna).

Rifiuti speciali e riciclo: l’Italia può vantare il primato

Dall’analisi emerge uno scenario tra luci e ombre.
I rifiuti speciali prodotti dalle attività economiche in Italia sono pari a circa 82 milioni di tonnellate.
Nel confronto europeo l’Italia si posiziona molto bene sul fronte del riciclo, con la leadership assoluta nella percentuale di recupero di materia che sfiora l’80% (79,3%) e molto vicina al primo posto assoluto della Francia (20%) per tasso di circolarità, ovvero la quota percentuale di materiale recuperato e reimmesso nell’economia sul totale di materia, con il 19,5%.
Il 50% dei rifiuti speciali proviene da precedenti trattamenti di acque reflue e rifiuti (in gran parte dei casi finalizzati al riciclo) e il 30% dal manifatturiero.

L’incidenza così elevata della presenza di rifiuti speciali provenienti dal trattamento di rifiuti testimonia, da un lato, un modello di gestione che spinge sul recupero di materia, ma dall’altro su questo dato pesa il quantitativo di rifiuti che entra come urbano negli impianti di trattamento meccanico biologico e da questi esce con la qualifica di speciale, una qualifica che consente, soprattutto alle Regioni prive di impiantistica, di poter superare i confini regionali, rinviando tuttavia la soluzione del problema di come garantire la chiusura del ciclo dei rifiuti.
La metà dei rifiuti speciali provenienti da trattamento dei rifiuti finisce ancora in discarica. Resta residuale il recupero energetico, decisamente più sviluppato in altri Paesi del Vecchio Continente.
In Italia la produzione dei rifiuti da attività economiche negli ultimi anni è cresciuta più del PIL. Nel nostro Paese per ogni 1.000 euro di PIL si producono 47 kg di rifiuti contro i 42 della Spagna, i 35 della Germania e i 33 della Francia.

Il trattamento dei fanghi

Un dinamica simile riguarda anche la produzione di fanghi (11,7 mln di tonnellate in Italia), decisamente più elevata che in Germania dove se ne producono 3,5 mln di t. e il trend è in deciso aumento (+9% tra il 2018 e il 2019). La principale forma di gestione resta la discarica (56%). Si attende da tempo un intervento normativo che chiarisca le possibilità di utilizzo in agricoltura, il recupero di nutrienti e la produzione di fertilizzanti e ogni altra forma di recupero di materia e quindi di energia, secondo la gerarchia dei rifiuti, anche in vista dell’auspicato aumento delle attività di depurazione.

La gestione dei rifiuti speciali

I dati presentati dal REF evidenziano infine due trend: continua a crescere la voce degli stoccaggi (18 mln di tonnellate) complice la carenza impiantistica del nostro Paese; resta stabile il numero degli impianti presenti in Italia, vicino agli 11.000, a testimonianza di un settore parcellizzato e diffuso sul territorio. Guardando con fiducia ai prossimi mesi e alla ripresa del PIL, non può non emergere qualche preoccupazione su un possibile nuovo aumento dei rifiuti da attività economiche e sulla necessità, quindi, di aumentare gli impianti di riciclo e recupero energetico necessari a gestirli efficacemente, oltre che a colmare il gap già presente.

Lo sviluppo tecnologico richiesto dal percorso di transizione energetica verso le fonti rinnovabili, la decarbonizzazione e l’economia circolare”, ha evidenziato Marco Steardo nel commentare i dati presentati, “implica un potenziamento delle attività di riciclo e di estrazione delle materie prime critiche dai rifiuti, per ovviare alla mancanza di materie prime vergini, evitando di dipendere dall’estero, affinché la gestione dei rifiuti nel nostro Paese possa contribuire a creare crescita, valore e occupazione”.
Sul tema della corretta gestione degli speciali Steardo ha poi evidenziato che: “Separare i flussi laddove vengono prodotti ne migliorerebbe la valorizzazione. Per ovviare al ricorso ancora massivo alle discariche sarebbe opportuno dotarsi di più impianti, anche per il recupero energetico. Ad esempio, i rifiuti pericolosi oggi ammontano a circa 10-15 milioni di tonnellate e spesso hanno bisogno di essere inceneriti. Sono questi i flussi che spesso prendono la via dell’estero, una prassi per cui noi paghiamo costi elevati, offrendo la possibilità ad altri Paesi di recuperare energia”.

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