Sostenibilità e impatto ambientale

Si è parlato per la prima volta di sostenibilità ambientale nel 1972, nel corso della prima Conferenza sull’ambiente delle Nazioni Unite. Il rapporto Brundtland, pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED), ha poi provveduto a codificarla in “sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”, imprimendo alla definizione un’accezione più ampia della semplice tutela e rispetto dell’ambiente. L’espressione indica che le azioni di oggi hanno un impatto sul futuro e che questo incide non soltanto sulla natura e sull’ambiente, ma anche e soprattutto sul piano economico e sociale:

  • sostenibilità ambientale significa preservare nel tempo la disponibilità delle risorse naturali;
  • sostenibilità sociale rimanda alla garanzia di servizi e di condizioni di vita favorevoli, salubri, sicure;
  • sostenibilità economica implica l’efficienza e un reddito adeguato sia per le famiglie sia per le imprese.

Nel corso degli anni la tematica, legata agli impatti provocati da azioni antropiche, è diventata sempre più centrale per i governi e per gli abitanti; adesso che la transizione verso un’economia maggiormente orientata alla sostenibilità ambientale è uno dei tre assi strategici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è bene approfondire come si possano individuare, descrivere e valutare, in via preventiva alla realizzazione delle opere, gli effetti sull’ambiente, sulla salute e benessere umano di determinati progetti pubblici o privati.

Impatto ambientale: significato e classificazione

L’impatto ambientale, così come descritto dall’art. 5, punto c) del D.Lgs. 152/2006, è l’alterazione dell’ambiente inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell’attuazione sul territorio di piani, programmi o progetti nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonché di eventuali malfunzionamenti.

  • Gli impatti ambientali diretti sono quelli connessi ad attività, prodotti e servizi su cui l’organizzazione esercita un controllo gestionale diretto (di seguito un elenco esemplificativo e non esaustivo):
    • obblighi normativi e limiti previsti dalle autorizzazioni;
    • emissioni in atmosfera;
    • scarichi nelle acque;
    • produzione, riciclaggio, riutilizzo, trasporto e smaltimento di rifiuti solidi e altri tipi di rifiuti, in particolare di quelli pericolosi;
    • uso e contaminazione del suolo
    • uso di risorse naturali e di materie prime (compresa l’energia);
    • uso di additivi e coadiuvanti nonché di semilavorati;
    • questioni locali (rumore, vibrazioni, odori, polveri, impatto visivo e altre);
    • aspetti legati ai trasporti (sia per beni che per servizi);
    • rischi di incidenti ambientali e impatti ambientali che derivano o possono derivare a seguito di incidenti e possibili situazioni di emergenza;
    • effetti sulla biodiversità.
  • Gli impatti ambientali indiretti sono quelli che possono derivare dalle interazioni di un’Organizzazione con terzi, fornitori, subappaltatori, pubblico, che possono essere influenzati in modo ragionevole dall’Organizzazione (di seguito elenco esemplificativo e non esaustivo):
    • aspetti legati al ciclo di vita del prodotto (progettazione, sviluppo, imballaggio, trasporto, uso e recupero/smaltimento dei rifiuti);
    • investimenti di capitale, concessione di prestiti e servizi assicurativi;
    • nuovi mercati;
    • scelta e composizione dei servizi (ad esempio trasporto o servizi di ristorazione);
    • decisioni amministrative e di programmazione;
    • assortimento dei prodotti;
    • prestazioni e pratiche ambientali degli appaltatori, subappaltatori e fornitori.

Gli aspetti ambientali diretti possono essere controllati tramite decisioni gestionali interne; nel caso invece degli aspetti ambientali indiretti, al fine di acquisire vantaggi sul piano ambientale l’organizzazione dovrà poter incidere su appaltatori (e subappaltatori), fornitori, clienti e utilizzatori dei propri prodotti e servizi, dando prova di saper utilizzare il proprio peso in modo creativo.

Impatto ambientale e criteri ESG

I criteri ESG sono utilizzati per misurare l’impatto ambientale, sociale e di governance delle aziende, sempre più focalizzate nel mettere in evidenza la sostenibilità della propria impresa e delle proprie iniziative.

Le tre lettere dell’acronimo ESG si riferiscono alle parole inglesi:

  • Environmental, che riguarda l’impatto su ambiente e territorio;
  • Social, che comprende invece tutte le iniziative con un impatto sociale;
  • Governance, che riguarda aspetti più interni all’azienda e alla sua amministrazione.

I criteri ESG si utilizzano dunque per valutare investimenti responsabili non solo nei riguardi della gestione finanziaria dell’impresa, ma anche su aspetti di natura ambientale, sociale e di governance.

Valutazione dell’impatto ambientale

Per garantire che lo sviluppo delle attività umane sia sostenibile dal punto di vista ambientale, sono state redatte delle procedure tecniche di valutazione di natura tecnico-scientifica, le VIA e VAS. La normativa di riferimento è il Testo Unico Ambientale e le norme contenute nel Dlgs 152/2006, sostituito nel 2019 dal Codice dell’Ambiente. Quest’ultimo ha recepito le modifiche introdotte dalla legge n.60 del 25 giugno 2019.

LA VIA, la Valutazione Impatto Ambientale, viene utilizzata nella fase di progettazione delle singole opere. In questa fase è infatti possibile individuare scientificamente i potenziali impatti ambientali della messa in opera degli artefatti. Il principio che regola la VIA è la prevenzione del rischio mediante appunto una valutazione preventiva. La procedura della VIA prevede un iter ben preciso, stabilito dal decreto Legislativo n.152 del 2006 “Norme in materia ambientale”.

La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) si utilizza per le valutazioni di impatto ambientale dei piani e programmi territoriali (pianificazione e programmazione territoriale).  La VAS quindi non è inerente ad una singola opera, ma a piani più complessi relativi appunto alla programmazione territoriale.

Le aziende (grandi, medie o piccole) e la pubblica amministrazione spesso non hanno le competenze interne necessarie per affrontare e gestire al meglio le tematiche ambientali: i nostri professionisti sono in grado di ascoltarne le esigenze per poi indicare la strada da seguire per consulenze ambientali, studi e progettazioni di interventi.

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