Green economy: cos’è e a che punto siamo

Il concetto di sostenibilità entra nel pensiero economico nel 1973 quando Herman Daly, professore presso il dipartimento di politiche pubbliche dell’Università del Maryland, pubblica “Toward a Steady State Economy” in cui affronta il tema della crescita economica e dell’interconnessione tra economia ed ecologia. Ma l’idea di un’economia verde nasce solo nel 2006 con la pubblicazione del Rapporto Stern in cui viene proposta un’analisi economica che valuta l’impatto ambientale e macroeconomico dei recenti cambiamenti climatici denunciandone il peso negativo sul PIL mondiale. Oggi il tema della green economy è molto attuale, lo dimostra il dibattito suscitato dalla Conferenza sul clima di Glasgow, la COP 26 e l’importanza data all’impatto sul Pianeta di tutte le attività umane, che dovranno limitare sempre di più la propria impronta

Cos’è la Green Economy

 

Per il “Lessico del XXI secolo” della Treccani per “green economy si intende:

​​Modello teorico di sviluppo economico che prende in considerazione l’attività produttiva valutandone sia i benefici derivanti dalla crescita, sia l’impatto ambientale provocato dall’attività di trasformazione delle materie prime. In particolare la g. e. è una forma economica in cui gli investimenti pubblici e privati ​​mirano a ridurre le emissioni di carbonio e l’inquinamento, ad aumentare l’efficienza energetica e delle risorse, a evitare la perdita di biodiversità e conservare l’ecosistema.

Il meccanismo virtuoso che definisce la green economy si pone dunque l’obiettivo di gestire al meglio le risorse, ottimizzando la produzione e contemporaneamente portando ad una crescita del PIL. Nel farlo, occorre prendere in esame non solo la produzione, ma anche l’impatto che essa ha sull’ambiente e, attraverso interventi del privato e finanziamenti pubblici, diminuire così le emissioni di CO2 e quindi ridurre l’inquinamento.

Incentivare la green economy permetterà anche la creazione di nuovi posti di lavoro, i cosiddetti «green jobs», in moltissimi ambiti come l’agricoltura, la produzione di energie rinnovabili, la bioarchitettura, il riciclo e tanti altri settori.

Green economy e gestione dei rifiuti

L’uso efficiente dei materiali è una delle colonne portanti dello sviluppo sostenibile.

L’Italia è tra le principali economie dell’Unione europea la medaglia d’oro per l’economia circolare, con il 68% di riciclo complessivo contro il 57% della media europea.

Il Circular Economy Network, che pubblica annualmente il Rapporto sull’economia circolare, evidenzia come nell’ambito del Green Deal, a livello europeo il nuovo Piano di azione per l’economia circolare e la nuova Strategia industriale vanno nella direzione di accelerare la transizione verso la circolarità.

Il focus dell’edizione 2021 ​​ha riguardato il contributo che l’economia circolare dà alla lotta ai cambiamenti climatici. Secondo il Circularity Gap Report 2021 del Circle Economy – che misura la circolarità dell’economia mondiale – raddoppiando l’attuale tasso di circolarità dall’8,6% (dato 2019) al 17%, si possono ridurre i consumi di materia dalle attuali 100 a 79 gigatonnellate e tagliare le emissioni globali di gas serra del 39% l’anno. Avvicinandosi così all’obiettivo zero emissioni al 2050 previsto dall’Unione europea per rispettare l’Accordo di Parigi.

Green economy, lo stato dell’arte in Italia
Gli Stati Generali della Green Economy 2021, della durata di due giorni nell’ambito di Ecomondo e organizzati dal Consiglio Nazionale della Green Economy, promuovono un nuovo orientamento dell’economia italiana verso una green economy per aprire nuove opportunità di sviluppo durevole e sostenibile ed indicare la via d’uscita dalla crisi economica e climatica. Durante questa edizione è stata presentata la Relazione sullo stato della Green Economy.

La fotografia dell’Italia ha evidenziato alcuni punti chiave dello stato green del nostro Paese.

Emissioni Le emissioni di gas serra sono diminuite di circa il 9,8% nel 2020, a causa della pandemia, ma nel 2021 hanno riprese a crescere, si stima del 6%, non rispettando così il senso del Green Deal che vuole una ripresa senza aumento di emissioni.

Recependo il nuovo target europeo di riduzione del 55% al 2030, l’Italia dovrebbe tagliare le proprie emissioni entro i prossimi 10 anni del 26,2, riducendole del 2,6% all’anno nei prossimi 10 anni.

Energia e Rinnovabili Nel 2020 in Italia il consumo da fonti rinnovabili è stato di 21,5 Mtep, 0,4 Mtep in meno del 2019. Nel 2020 le rinnovabili termiche si sono fermate a 10,1 Mtep, meno del 2008, le rinnovabili nei trasporti (in cui rientrano il GNL e Bio GNL) sono state 1,3 Mtep, lo stesso valore del 2019 e più basso di quello del 2012. Per raggiungere il target europeo si dovrebbero installare almeno a 6.000 MW annui per i prossimi 10 anni. Nel 2020 i consumi primari di energia in Italia si sarebbero ridotti del 9,2% rispetto all’anno precedente: un calo in linea con quello del Pil (-8,9%), a conferma che la contrazione dei consumi di energia è stata causata dalla crisi generata dalla pandemia.

Economia circolare  Nel 2019 l’Italia ha riciclato 14 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari al 51% dei rifiuti prodotti, seconda in Europa dopo la Germania. Per il tasso di utilizzo circolare dei materiali (CMU) che misura il grado di impiego dei materiali riciclati all’interno dell’economia in relazione all’uso complessivo di materie prime, l’Italia si colloca al 2° posto dopo la Francia.

Grazie al piano europeo di green Deal e alle risorse del PNRR ed anche alle nuove opportunità di innovazione e di investimento, la green economy in Italia può fare un grande balzo in avanti, rafforzando e rilanciando importanti settori produttivi di beni e servizi nazionali.

Per accelerare il cambiamento verso l’economia circolare sarà necessario però semplificare e sburocratizzare le autorizzazione per gli impianti, promulgare i decreti end of waste per le filiere di rifiuti ad oggi non regolate ed incentivare lo sbocco di mercato dei materiali da riciclo, con quote obbligatorie minime del loro utilizzo nei prodotti.

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