Economia circolare nel Sud Italia: investimenti necessari per la crescita verde del Mezzogiorno

Le attuali lacune del sistema di gestione rifiuti delle regioni meridionali sono un segnale che evidenzia un divario che riguarda anche altri parametri economici: nel 2020 nel Centro-Sud si sono persi 380mila posti di lavoro contro i 220mila del Nord; nel triennio 2015-2018 è stato investito nel Centro-Nord il doppio di quanto investito nel Sud.

Prendendo spunto dai dati raccolti nel Rapporto Rifiuti urbani 2020 di Ispra, che riporta contesto relativo al 2019 e per il Rapporto Rifiuti Speciali 2021, che riporta contesto relativo al 2019, FISE ASSOAMBIENTE (l’Associazione che rappresenta le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali, nonché bonifiche) ha presentato a Ecomondo l’analisi “Investimenti in economia circolare nel Mezzogiorno – Una grande opportunità per la crescita verde.

La gestione dei rifiuti: una miniera di risorse non sfruttate

L’Associazione ha calcolato che, per una crescita e uno sviluppo green del Mezzogiorno, sarebbe necessario un investimento di 5 miliardi di euro per potenziare la filiera del riciclo degli imballaggi, realizzare impianti di digestione anaerobica per gestire la crescente quantità di frazione organica e di fanghi di depurazione delle acque reflue e impianti per il recupero energetico di quanto non riciclabile.

Nel 2019 le regioni del Sud Italia hanno raccolto circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti organici: di queste, circa il 45% ha dovuto trovare adeguato trattamento in altre aree del Paese. Inoltre sono pressoché assenti impianti di riciclo e recupero in grado di produrre biocarburanti ed energia elettrica con tecnologie più moderne: ben 67 su 75 impianti che hanno trattato nel territorio la frazione organica svolgono infatti la tradizionale attività di compostaggio.

Questa gestione è una evidente perdita di valore per il territorio e comporta costi ambientali, dovuti alla migrazione dei rifiuti, ed economici a danno dei cittadini.

Bisogna tenere conto inoltre che, per traguardare gli obiettivi europei, il Sud del Paese dovrà passare dai 2 milioni di tonnellate di frazione organica raccolte a 4 milioni di tonnellate. E proprio questi 4 milioni di tonnellate, cui andrà sommata poco meno di 1 milione di tonnellate di fanghi da depurazione, costituiscono un bacino di circa 5 milione di biowaste da cui partire per rilanciare un’efficace e sostenibile gestione dei rifiuti al Sud.

Per FISE Assoambiente occorrerà realizzare almeno 20 impianti di digestione anaerobica di media taglia (c.a. 100.000 tonnellate) per gestire nel modo migliore nel territorio questa quantità di rifiuti: questi nuovi impianti costituiranno un’opportunità di sviluppo green proprio perché la trasformazione di questi rifiuti in biometano potrebbe contribuire ad una crescita occupazionale ed anche al processo di decarbonizzazione del Paese.

Nel 2019 il Nord ne ha prodotto 49,9 milioni Nm³ contro i 2,5 milioni del Sud: la strategicità degli impianti di biometano nella transizione verso un modello di economia circolare è un esempio virtuoso che merita un’attenzione maggiore anche da parte dei decisori politici, che sappiano attivare le nuove progettualità risolvendo le criticità di natura burocratico-amministrativa e sapendo dare risposte adeguate agli atteggiamenti ostativi nei territori.

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