Gestione rifiuti: servono impianti di riciclo e recupero energetico

La gestione dei rifiuti nel nostro Paese nell’ultimo anno e mezzo ha registrato un aumento della produzione, una riduzione degli impianti di trattamento, una crescita dell’export e della movimentazione fuori Regione. Per cogliere la sfida europea della Circular economy occorrerà aumentare sensibilmente la raccolta differenziata fino all’80% e la capacità di riciclo, limitando il tasso di conferimento in discarica e innalzando al 25% la percentuale di valorizzazione energetica dei rifiuti al fine di chiudere il ciclo. Per farlo, oggi non è più rinviabile la definizione di una “Strategia Nazionale per la gestione rifiuti”, cogliendo le opportunità irripetibili che nei prossimi mesi arriveranno dai nuovi fondi europei e dal Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti. Servono investimenti in impianti di riciclo, recupero e smaltimento per 10 miliardi di euro.

La fotografia dello stato di salute della gestione rifiuti nel nostro Paese e delle prospettive future è stata scattata da FISE Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica) nel dossier “Per una Strategia Nazionale dei rifiuti – La strategia nazionale mette le gambe” presentato negli scorsi giorni a Milano.
Lo studio, realizzato per l’Associazione dal Laboratorio REF Ricerche, analizza le criticità che ancora frenano lo sviluppo industriale del settore della gestione rifiuti, evidenziando come poco o nulla sia stato fatto negli ultimi 18 mesi per migliorare la situazione del nostro Paese. Secondo l’Associazione le proposte avanzate alle istituzioni per migliorare le performance del settore sono rimaste inascoltate. “Nulla”, si legge nel report, “è stato fatto sul fronte dell’elaborazione di una strategia nazionale dei rifiuti, né per colmare la carenza impiantistica attraverso un piano di investimenti straordinari, né per migliorare il quadro di regole per il settore che resta troppo complesso e incerto (in forte ritardo anche sui decreti End of Waste). La sindrome NIMBY (Not In My Back Yard) continua a diffondersi sui territori e tra le fila dei rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, frenando la realizzazione di opere necessarie per il nostro Paese”.

Intanto, gli obiettivi fissati a livello europeo prevedono che entro il 2035 dovrà essere avviato a riciclo il 65% dei rifiuti (per farlo, al netto degli scarti dei processi di recupero, bisognerà portare la raccolta differenziata almeno all’80%) mentre oggi siamo al 45%, in discarica il 10% (oggi siamo al 22%) e la restante parte dovrà essere avviata a recupero energetico, oggi siamo al 18%.
Gli ultimi dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) attestano un ritardo del nostro Paese rispetto a quanto previsto da questi target:. è aumentata la produzione di rifiuti: +2% (+590mila ton) di rifiuti urbani rispetto al 2018, +3,3% (+4,6 mln/ton) di rifiuti speciali; sono diminuiti gli impianti di gestione: -396 impianti totali per gli speciali (meno impianti di incenerimento e di digestione anaerobica); sono aumentati i deficit regionali (a 2,2 mln/ton), quindi la movimentazione di rifiuti a recupero energetico/smaltimento; è cresciuto l’export di rifiuti: +31% (+110mila ton) per gli urbani, +14% (+420mila ton) per gli speciali; sono aumentati i costi di smaltimento: + 40%.

In relazione ai rifiuti speciali, il dossier rileva una crescita dei volumi di rifiuti gestiti che nel 2018 si sono attestate a 152,6 mln./ton., con una crescita del 3,7% rispetto al 2017. L’avvio a recupero nel 2018 si è mantenuto stabile, pari al 67,7%, rispetto al 67,4% dell’anno precedente. Sono rimasti elevati gli stoccaggi, così come non è mutato sostanzialmente l’utilizzo della discarica, ove sono confluite poco meno di 12 mln./ton. nel 2018.
“I dati evidenziano”, si legge nel Dossier, “come in Italia servano impianti di recupero (di materia e di energia), a partire dagli oltre 40 in grado di trattare la frazione organica, per finire con termovalorizzatori che possano gestire rifiuti urbani e speciali non riciclati. Un investimento complessivo che richiederà 10 mld di euro, interamente recuperabili da risorse finanziarie di mercato, garantite da una regolazione equa ed efficace”.

Lo Studio dell’Associazione, infine, ribadisce come per raggiungere gli obiettivi europei occorreranno anche strumenti economici a sostegno dell’utilizzo dei materiali riciclati e per l’uso di sottoprodotti e materiali end of waste, oltre a un quadro normativo chiaro per il settore, che semplifichi le procedure di autorizzazione, favorisca investimenti e sana competizione fra imprese, consentendo di realizzare tutti gli impianti necessari.

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