Fanghi di depurazione, una risorsa da valorizzare

La produzione di fanghi di depurazione in Italia

L’Italia ha bisogno di una strategia per la gestione dei fanghi di depurazione da attuare attraverso una roadmap al 2030: è questo ciò che si evince leggendo “L’industria idrica e le sfide dell’economia circolare. La gestione sostenibile dei fanghi di depurazione”, studio elaborato da Althesys in collaborazione con Utilitalia, FISE Assoambiente, Acea, Cap, Hera, MM, Smat e Veolia.

I fanghi da trattamento delle acque reflue sono auspicabilmente in aumento: denotano la presenza e la qualità degli impianti di depurazione, che dovranno essere incrementati anche per rispondere alle quattro procedure di infrazione avviate dall’Unione Europea nei confronti del nostro Paese.

La produzione dei fanghi da trattamento acque reflue urbane non è eterogenea su tutto il territorio nazionale essendo determinata, come detto, dall’efficienza della depurazione: il grado di copertura del servizio è di circa il 90%, tuttavia, considerando la capacità degli impianti con il carico inquinante potenziale generabile nel territorio, la copertura scende al 57%. Nel 2018 in Italia abbiamo prodotto 3,1 milioni di tonnellate di fanghi da trattamento delle acque reflue urbane (dato Ispra), ma alcune stime arrivano a 3,8 milioni (Utilitalia).

impianto di depurazione a fanghi attivi

Gestione e trattamento dei fanghi di depurazione: risorsa per l’economia circolare

Il problema della gestione dei fanghi si pone dunque nella sua urgenza: attualmente, infatti la gran parte viene smaltita in discarica e solo una piccola porzione viene effettivamente avviata a recupero, nonostante le diverse possibilità di riutilizzo dei fanghi in agricoltura o attraverso la valorizzazione energetica.I fanghi ben stabilizzati e igienizzati rappresentano però una risorsa in virtù delle possibilità che offrono per il recupero di nutrienti (tra cui l’azoto e il fosforo) per l’agricoltura e per la loro valorizzazione energetica.

Al contempo, le destinazioni alternative all’agricoltura sono disincentivate dalla scarsità di impianti Waste to Energy per i fanghi, dall’uso limitato nei cementifici e dalle restrizioni per lo smaltimento in discarica. Gli ostacoli al recupero dei fanghi di depurazione sono numerosi: intervengono sia l’incertezza normativa che le differenti legislazioni regionali, con importanti conseguenze sulla gestione e i costi per le imprese idriche.

Questi rallentamenti, come spesso accade, gravano sui cittadini, posti di fronte a costi maggiori laddove invece la qualità e l’efficienza del servizio è peggiore.

Lo studio di Althesys indica la strada per un utilizzo maggiormente funzionale alla transizione verso l’Economia Circolare dei fanghi: il primo passo è la definizione di un quadro normativo chiaro e stabile per l’utilizzo in agricoltura, che preveda un tavolo di coordinamento istituzionale normativo.Lo studio pone l’attenzione anche sulla valorizzazione della qualità dei fanghi: serve, nel complesso, un piano impiantistico nazionale con una visione integrata idrico-waste-agricoltura che coinvolga l’intera filiera, una strategia che favorisca anche l’adozione di tecnologie innovative, con la sperimentazione e la ricerca di soluzioni avanzate di minimizzazione e di recupero dei fanghi o impianti per la produzione di biometano  e infine una programmazione regionale all’interno di indirizzi e linee guida definiti a livello nazionale.

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