Biogas e Biometano, le fake news smontate da Legambiente

È la soluzione immediata per ridurre le emissioni di gas climalteranti derivate dai combustibili fossili, valorizzando i rifiuti organici e trasformandoli in energia: la produzione di biogas e biometano è destinata a ricoprire un ruolo cruciale per lo sviluppo dell’Economia Circolare.

Si tratta di una delle fonti di energia più green disponibili al momento, che a partire dagli scarti di natura organica permette di produrre biometano – utilizzabile come quello di origine fossile, riducendo dunque l’uso di uno dei gas serra maggiormente impattanti -, oppure materiali ricchi di sostanze nutritive (digestato) per i terreni, soppiantando l’uso di composti chimici.

Nonostante i diversi punti di forza del biometano, attorno alla sua produzione si sono diffuse numerose fake news che hanno indirizzato l’opinione pubblica verso una diffidenza, quando non aperta ostilità, in grado di osteggiare la costruzione di nuovi impianti nei territori.

Proprio queste bufale sono al centro della nuova campagna Unfakenews” di Legambiente e “Nuova Ecologia, che le ha raccolte tutte “smontandole” una a una e rispondendo alle più comuni obiezioni.

impianto biogas

Immagine tratta da https://unfakenews.legambiente.it/

Gli impianti per la produzione di biogas o biometano inquinano?

Le emissioni inquinanti sono minime rispetto ad altri tipi di impianti e molto più controllate. Il primo passaggio necessario per la produzione di biogas è la digestione anaerobica: questa fase di fermentazione dei materiali organici per la trasformazione in biogas avviene in ambiente chiuso, in assenza di ossigeno e senza rilasciare emissioni gassose in atmosfera.

Durante la fase di upgrading, necessaria per produrre biometano, la miscela di gas viene depurata attraverso la rimozione di solidi in sospensione e tracce di altri gas (CO2, H2S, H2O, NH3): negli impianti più innovativi è previsto il recupero di CO2, che può avere mercato nell’industria dei gas tecnici, in quella alimentare o come componente per la produzione di materiali.

Cattivi odori e biogas: la produzione di biogas è fonte di odori sgradevoli?

Le fasi di trasporto e stoccaggio del materiale in arrivo e in uscita sono generalmente quelle responsabili degli odori, ma gli impianti più moderni prevedono un ambiente chiuso per il recepimento e lo stoccaggio del materiale, dotato di unità di captazione e trattamento d’aria in grado di prevenire la diffusione degli odori. Al contrario, invece, il processo biologico anaerobico ha piuttosto un effetto igienico sanitario sulla materia prima utilizzata, di fatto riducendo gli odori sgradevoli.

Il biometano è fonte di sviluppo di batteri patogeni, ad esempio clostridi, nel digestato?

No, anzi: è vero il contrario. Secondo la letteratura scientifica, il processo di digestione anaerobica abbatte la maggior parte dei batteri nocivi per l’uomo, rendendo il digestato molto più sicuro del refluo zootecnico. Inoltre, viene rilevata una evidente tendenza alla diminuzione di patogeni dopo la digestione.

Dove andrebbero collocati gli impianti per biometano e qual è il loro corretto dimensionamento?

Per limitare al massimo lo spostamento di rifiuti sul territorio, è importante realizzare gli impianti su scala provinciale nelle aree industriali e nelle vicinanze di luoghi di maggior produzione dei rifiuti.

Quanto alle dimensioni, va tenuto conto che nei prossimi anni le percentuali di raccolta differenziata dell’organico aumenteranno, per cui gli impianti dovranno essere progettati con la giusta visione e pianificazione. Allo stesso modo, gli impianti per i fanghi di depurazione vanno collocati nelle vicinanze dei siti di trattamento delle acque reflue. Quanto agli impianti agricoli, la loro dimensione è data dalle matrici agricole disponibili in azienda e nel suo immediato circondario, e vanno realizzati in posizione tendenzialmente baricentrica rispetto ai luoghi di produzione.

Sersys Ambiente ha avviato le procedure di autorizzazione per due impianti per la produzione di biometano di ultima generazione da realizzare a Civitavecchia e Gricignano d’Aversa, per un totale di 230 mila tonnellate/anno di frazione organica che saranno trasformate in energia rinnovabile.

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