End of Waste (EoW), a che punto siamo?

L’approvazione dei decreti End Of Waste è un crocevia fondamentale per la transizione verso l’economia circolare. Se consideriamo, infatti, il riciclo come elemento cardine di un sistema economico in grado di intervenire sul reperimento delle risorse, trasformando un rifiuto in un bene, si comprende quanto sia importante stabilire a che condizioni, e per quali scopi, uno scarto cessi di essere tale per diventare materia prima secondaria o prodotto.

La definizione dei criteri per i quali un rifiuto possa essere considerata una risorsa è, come noto, di competenza delle autorità, visto l’interesse pubblico del tema: spetta all’Unione Europea e ai singoli stati membri – in assenza di intervento normativo comunitario – legiferare a tal proposito, fornendo agli operatori uno strumento indispensabile per permettere l’effettiva reimmissione sul mercato di materiali riciclati.

Tuttavia, nonostante la centralità del ruolo dei decreti End of Waste, in quanto perno dell’economia circolare, l’atteggiamento del legislatore, fino a oggi, si è caratterizzato per un sostanziale immobilismo: per il momento, infatti, sono state stabilite le condizioni di cessazione della qualifica di rifiuto solo per alcune categorie, attraverso interventi normativi nazionali o europei. Parliamo di vetro, metalli, combustibile da rifiuti, fresato d’asfalto, PAP, gomma vulcanizzata granulare e, infine, carta e cartone (con decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso febbraio).

Per le altre tipologie di rifiuto che finora non sono state oggetto di norme End of Waste, le strade sono due. La prima possibilità è quella di ricorrere provvisoriamente al D.M. 05/02/98. Si tratta di un decreto promulgato oltre 23 anni fa e aggiornato solamente una volta, che non tiene conto di tutte le categorie di rifiuti e che, soprattutto, non può ritenersi adeguato o attuale, non contemplando né le nuove tecnologie disponibili per i processi di riciclo né le nuove possibili risorse ricavabili dagli scarti. L’alternativa è quella di ottenere specifica autorizzazione rilasciata “caso per caso” dalle autorità territoriali competenti.

End of waste, Fontana: “Vogliamo accelerare”

Con la pubblicazioni in Gazzetta Ufficiale del D.M n.188/2020, l’Italia si è munita del quinto decreto End of Waste, quello su carta e cartone.

Tuttavia, l’esigenza di un’accelerata che avvii definitivamente la transizione verso l’economia circolare è avvertita da tutto il settore, e si traduce nella speranza che il nuovo Ministero per la Transizione Ecologica sblocchi finalmente le attività di recupero.

End of Waste Economia Circolare

A tal proposito, la sottosegretaria al Mite Ilaria Fontana, in commissione Ambiente alla Camera, ha espresso la volontà da parte del Ministero di “accelerare notevolmente l’attività finalizzata all’adozione” dei decreti End of Waste. Durante la seduta, la sottosegretaria ha fatto il punto della situazione sullo stato dei lavori:

4 schemi di decreto in fase di invio al Consiglio di Stato:

  • rifiuti di vetro sanitario per la produzione di scaglie di vetro;
  • rifiuti da spazzamento stradale per la produzione di inerti recuperati;
  • rifiuti da pile e accumulatori per la produzione di pastello di piombo recuperato;
  • rifiuti da costruzione e demolizione per la produzione di inerti recuperati.

2 schemi di decreto per i quali è stato richiesto parere formale a ISPRA e ISS:

  • rifiuti di gesso provenienti dalla demolizione del cartongesso per la produzione di manufatti in gesso recuperato;
  • rifiuti di pulper, ossia scarti di plastiche miste provenienti dalla cartiere, per la produzione di plastiche miste.

3 schemi di decreto per cui è stata condotta una prima consultazione con gli stakeholders

  • rifiuti di membrane bituminose per la produzione di additivi destinati alle miscele di bitume;
  • rifiuti da plastiche miste per la produzione di poliolefine;
  • rifiuti tessili per la produzione di fibre tessili recuperate.

3 schemi di decreto in fase istruttoria

  • plastiche miste per la produzione di Sra (Secondary Reducing Agent);
  • terre provenienti da attività di bonifica;
  • fanghi da Forsu per la produzione di oli da utilizzare nel settore petrolchimico.

7 i decreti di cui ancora non è stato avviato l’iter

  • oli alimentari esausti per la produzione di una base per i biocarburanti;
  • rifiuti in vetroresina per la fibra di vetro;
  • digestato e fanghi di origine agroalimentare per la produzione di PHA (poliidrossialcanoato), bioplastica;
  • fanghi contenenti bentonite provenienti dalle perforazioni per la produzione di bentonite e fanghi puliti;
  • plastiche miste recupero chimico per la produzione di biocarburanti;
  • ceneri da altoforno e residui da acciaieria per inerti da utilizzare nel settore dell’edilizia;
  • materassi per la produzione di vari materiali.

“Posso quindi assicurare che la questione è all’attenzione del MiTE”, ha concluso la sottosegretaria Fontana.

Sperando, dunque, di superare lo stallo che finora ha inchiodato gli operatori a norme anacronistiche attraverso la definizione di nuovi decreti End of Waste adeguati alle loro esigenze operative e tecnologiche.

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