Economia circolare, è interessato il 62% delle aziende italiane

Presentato il 28 gennaio 2021 il Circular Economy Report, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano: l’evento di presentazione, che ha visto anche la partecipazione di Marco Scarrone, Responsabile Consulenza & Progetti ambientali di Sersys Ambiente, è stato occasione per analizzare il modello di economia circolare per una crescita rigenerativa ed i suoi vantaggi rispetto al consumo lineare.

Il modello di economia lineare seguito fino ad oggi, infatti, caratterizzato da alti prelievi di risorse e materiali dalle attività di trasformazione e consumo e da un’elevata produzione di rifiuti, non è più sostenibile: i livelli di domanda e consumo non sono più compatibili con la disponibilità delle risorse del pianeta.

Il Circular economy Report individua, quali principali benefici dell’economia circolare:

  • Notevoli risparmi netti di materiale e ridotta esposizione alla volatilità dei prezzi: la Ellen MacArthur Foundation ha stimato che, nelle industrie di prodotti complessi di media durata, l’economia circolare rappresenta un risparmio netto sui costi dei materiali a livello dell’Unione europea (UE) per uno scenario «avanzato» fino a $ 630 miliardi all’anno;
  • Aumento del potenziale di innovazione e creazione di posti di lavoro: la circolarità come «dispositivo di ripensamento» ha dimostrato di essere un nuovo e potente «strumento», capace di innescare soluzioni creative e stimolare l’innovazione;
  • Maggiore resilienza nei sistemi viventi e nell’economia: il degrado del suolo costa circa 40 miliardi di dollari all’anno in tutto il mondo: una maggiore produttività del suolo, meno sprechi nella catena del valore alimentare e il ritorno dei nutrienti nel suolo aumenteranno il valore della terra e del suolo come attività.

L’economia circolare può anche essere descritta come un nuovo approccio industriale che mira a trasformare in profondità il modo con cui utilizziamo le risorse, dando vita a sistemi di produzione chiusi, in cui le risorse vengono riutilizzate e mantenute in un ciclo di produzione e utilizzo, consentendo di generare più valore e per un periodo più lungo.

Economia circolare: la sensibilità del sistema economico

Per misurare la sensibilità del nostro sistema economico verso il passaggio all’economia circolare, l’E&S Group ha condotto un’analisi dettagliata coinvolgendo oltre 150 imprese in 4 macro-settori industriali:

  • “Costruzioni” (opere di ingegneria civile o lavori di costruzione specializzati),
  • “Automotive” (progettazione, costruzione e vendita di veicoli o componenti),
  • “Impiantistica Industriale” (realizzazione di apparecchiature elettriche o macchinari destinati all’industria),
  • “Resource & Energy Recovery” (recupero e smaltimento di rifiuti biologici, gestione di impianti per la produzione di energia elettrica attraverso biomasse).

Economia circolare imprese

Il 62% delle aziende intervistate ha implementato almeno una pratica di economia circolare o ha giocato un ruolo di supporto ad altre imprese nelle loro iniziative circolari (10%). Nel restante 38%, il 14% ha già chiara la volontà di adottare almeno una pratica di economia circolare nel prossimo triennio, mentre solo il 24% del totale si è dimostrato indifferente al tema.

Marco Scarrone, nel corso del suo intervento, ha evidenziato come per Sersys Ambiente “l’economia circolare costituisca un aspetto fondamentale per il nostro business, che dovrà essere sempre di più ecosostenibile. Ci stiamo concentrando su attività legate al recupero dei suoli inquinati, all’efficienza e riuso delle acque nei processi industriali, ma anche in progetti di biogas e biometano che consentono di ridurre emissioni di Co2”.

Economia circolare: c’è ancora molto da fare

La strada da fare è ancora lunga. Per dimostrarlo, il report fotografa l’elenco delle barriere con cui si trovano ad avere a che fare le aziende:

  • l’incertezza governativa
  • i costi di investimento e le tempestiche di realizzazione.

Il Circular Economy Report sottolinea che la mancanza di un programma strategico impatta in modo considerevole sull’adozione di pratiche manageriali per l’economia circolare. A questa prima barriera si affiancano i costi relativi agli investimenti che le imprese devono sostenere per l’implementazione di tali pratiche, ed inoltre anche il permetting autorizzativo rappresenta un’altra forte barriera per lo sviluppo di nuovi impianti.

Si tratta di due fattori esogeni dove la capacità dell’azienda di agire è molto limitata.

Sono diverse le azioni di policy che lo Studio ritiene necessarie per supportare la transizione, tra cui la soluzione al problema dell’end of waste, un fast track autorizzativo per best practice tecnologiche, agevolazioni all’implementazione dell’eco-design per un utilizzo più efficace di materiali e risorse e lo sviluppo di nuova capacità rinnovabile e rinnovamento degli impianti rinnovabili esistenti.

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