Economia circolare e resilienza delle materie prime critiche: più sicurezza e sostenibilità dalla circolarità delle risorse

Cosa sono e quali sono le materie prime critiche

Le materie prime critiche sono quei materiali di strategica importanza economica per l’Europa e caratterizzati allo stesso tempo da alto rischio di fornitura.  In particolare per quanto riguarda le materie prime importanti per lo sviluppo della digitalizzazione e per le tecnologie orientate al futuro, l’Unione europea è fortemente dipendente dalle importazioni da altri paesi.

La classificazione della Commissione europea delle materie prime critiche – anno 2020:

  1. Antimonio
  2. Afnio
  3. Fosforo
  4. Barite
  5. Terre rare pesanti
  6. Scandio
  7. Berillio
  8. Terre rare leggere
  9. Silicio metallico
  10. Bismuto
  11. Indio
  12. Tantalio
  13. Borato
  14. Magnesio
  15. Tungsteno
  16. Cobalto
  17. Grafite naturale
  18. Vanadio

La Banca mondiale prevede che la domanda di metalli e minerali aumenterà rapidamente con l’ambizione in materia di clima. L’esempio più significativo è rappresentato dagli accumulatori elettrici, per i quali la domanda di metalli pertinenti come alluminio, cobalto, ferro, piombo, litio, manganese e nichel aumenterebbe di più del 1.000 per cento entro il 2050 in uno scenario di aumento della temperatura di 2°C rispetto a uno scenario di status quo.

Secondo le previsioni dell’OCSE, nonostante i miglioramenti nell’intensità dei materiali e nell’efficienza delle risorse e la crescita della quota dei servizi nell’economia, l’uso dei materiali a livello mondiale sarà più che raddoppiato, passando da 79 miliardi di tonnellate nel 2011 a 167 miliardi di tonnellate nel 2060 (+110 %).

Per la maggior parte dei metalli, l’UE dipende dalle importazioni per una percentuale compresa tra il 75 % e il 100 %

Materie prime critiche e il piano d’azione europeo

La Commissione Europea ha presentato in questi giorni il Piano d’azione per le materie prime critiche per favorire la transizione verso un’economia verde e digitale. Il Green Deal europeo e la nuova strategia industriale per l’UE riconoscono, infatti, che l’accesso alle risorse costituisce una questione di sicurezza strategica.

Il piano d’azione per le materie prime critiche mira a:

  • sviluppare catene del valore resilienti per gli ecosistemi industriali dell’UE;
  • ridurre la dipendenza dalle materie prime critiche primarie mediante l’uso circolare delle risorse, i prodotti sostenibili e l’innovazione;
  • rafforzare l’approvvigionamento interno di materie prime nell’UE;
  • diversificare l’approvvigionamento dai paesi terzi e rimuovere le distorsioni del commercio internazionale, nel pieno rispetto degli obblighi internazionali dell’UE.

Per conseguire tali obiettivi, sono delineate dieci azioni concrete. In primo luogo, la già istituita European Raw Materials Alliance (ERMA), il cui ecosistema comprende università, RTO, sindacati, ONG, autorità nazionali e ministeri, istituzioni finanziarie, associazioni e industria allo scopo di identificare casi di investimento per costruire capacità attraverso le catene di valore delle materie prime, dall’estrazione al recupero e alla progettazione di prodotti per un’economia circolare.. La Commissione elaborerà inoltre criteri di finanziamento sostenibile per i settori delle attività estrattive e minerarie e mapperà il potenziale approvvigionamento di materie prime critiche secondarie ricavate da scorte e rifiuti dell’UE per individuare progetti di recupero realizzabili entro il 2022.

L’economia circolare e la  “miniera urbana” dei rifiuti tecnologici

Il miglioramento dell’efficienza nell’uso delle materie prime e nei successivi processi di produzione è naturalmente molto importante, in quanto consente di conciliare al meglio gli obiettivi di competitività e di sostenibilità ambientale. Molto spesso dietro al termine “rifiuti” si celano risorse preziose e materie prime critiche. I materiali riciclati dovrebbero pertanto essere utilizzati in misura molto maggiore per ridurre l’uso di materie prime primarie e critiche. ​​

​​Anche per l’Italia, dunque, un modo per ridurre, almeno parzialmente, la dipendenza dalle complesse dinamiche dei mercati globali delle materie prime critiche sta nella valorizzazione della nostra «miniera urbana» di rifiuti tecnologici. Secondo un recente rapporto Erion, la corretta e completa gestione, orientata al riciclo, invece che allo smaltimento, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche post consumo, i cosiddetti RAEE, può diventare una vera “miniera”, nella logica della transizione economia circolare. Secondo i dati contenuti nel rapporto, a fronte dell’immissione nel mercato di oltre 900.000 tonnellate all’anno di apparecchiature elettriche e elettroniche sono raccolte in modo differenziato poco più di 350.000 tonnellate all’anno di RAEE, ovvero il 40%, rispetto ad un obiettivo europeo del 65%. Di queste, va a riciclo l’89%. Con gli investimenti e le scelte politiche giuste, i materiali riciclati potrebbero essere molti di più, riducendo il nostro consumo di materie primarie.

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