Economia Circolare, che cos’è e come nasce

L’Economia Circolare è un modello di produzione e consumo che mira a estendere il ciclo di vita di materiali e prodotti attraverso la condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo. Utilizzando una definizione elaborata dalla Fondazione Ellen MacArthur, promotrice di questo modello di sviluppo, con Economia Circolare s’intende «un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera».

Economia Circolare: quali sono i suoi vantaggi?

La transizione verso un’economia più circolare può portare numerosi vantaggi, tra cui:

  • Riduzione della pressione sull’ambiente
  • Più sicurezza circa la disponibilità di materie prime
  • Aumento della competitività
  • Impulso all’innovazione e alla crescita economica
  • Incremento dell’occupazione

Si stima che nell’UE grazie all’economia circolare potrebbero esserci 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030. Grazie, inoltre, a misure come prevenzione dei rifiuti, ecodesign e riutilizzo dei materiali, le imprese europee otterrebbero un risparmio e ridurrebbero nel contempo le emissioni totali annue di gas serra.

Economia Circolare: origini del modello economico

I principi su cui si basa l’economia circolare richiamano i meccanismi di retroazione non lineari che contraddistinguono i sistemi viventi.

Secondo questa concezione, anche il sistema economico dovrebbe funzionare come un organismo in cui le sostanze nutrienti, una volta utilizzate, siano reimmesse nel ciclo biologico e tecnico. L’idea di un modello di economia che elimini i rifiuti, massimizzando la vita dei prodotti di consumo e dei materiali, è stata elaborata da diversi teorici in diversi campi, a partire dall’economista Kenneth E. Boulding nel suo articolo “The Economics of the Coming Spaceship Earth” del 1966, in cui per la prima volta viene illustrata l’idea di un circuito circolare dei materiali.

Oggi, l’Unione Europea è determinata a perseguire la strada tracciata cinquantacinque anni fa: nel marzo del 2020, la Commissione europea ha proposto un nuovo piano d’azione per l’economia circolare, in linea con l’obiettivo dell’UE di neutralità climatica entro il 2050 previsto dal Green Deal. Il 10 febbraio 2021, il Parlamento Europeo ha aggiunto una serie di raccomandazioni, tra cui norme più severe sul riciclo con obiettivi vincolanti da raggiungere entro il 2030 per l’uso e il consumo di materiali.

Economia Circolare e Lineare: cosa cambia?

Il modello di sviluppo proposto dal paradigma dell’ si pone come obiettivo di rimediare alle problematiche causate dal corrente sistema economico, che definiamo “economia lineare” ottimizzando il ciclo produttivo e migliorando la gestione dei rifiuti. L’economia lineare, a differenza di quella circolare, è basata sull’estrazione di materie prime sempre nuove, sul consumo di massa e sulla produzione di miliardi di tonnellate di scarti e rifiuti urbani a fine vita al termine del processo produttivo: il modello di crescita che conosciamo è legato a questo paradigma economico, che ha caratterizzato gli ultimi 150 anni di storia.

Se da una parte, infatti, il modello economico lineare ha prodotto benessere e sviluppo, dall’altra ha anche generato una serie di effetti dannosi per l’ambiente, tra cui il dispendio di risorse naturali, la contaminazione di acqua e terreni, l’emissione di gas inquinanti, responsabili dei cambiamenti climatici e, infine, la produzione di rifiuti, di cui si pone con urgenza la questione relativa alla loro corretta gestione – grazie anche alla raccolta differenziata – e alla transizione verso l’Economia Circolare

Davanti alle gravi conseguenze prodotte dal sistema economico corrente, il paradigma dell’economia circolare si propone, attraverso azioni necessarie, come un sistema in grado di perseguire gli obiettivi di crescita e sviluppo pur senza basarsi sullo sfruttamento delle risorse naturali: promuove, dunque, proprio la rottura del legame tra consumo di risorse e sviluppo economico.

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