Bonifiche ambientali, la parola ai manager Sersys Ambiente

Approfondiamo il tema delle bonifiche ambientali, quanto mai di attualità, con Marco Sagliaschi, Responsabile Waste & Remediation di Sersys Ambiente.

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Di quali tecnologie si avvale Sersys Ambiente per il ripristino e la riqualificazione dei territori contaminati?

Nell’ultimo decennio il concetto di sostenibilità ambientale si è sempre più affermato nel contesto sociale, declinato in qualsiasi disciplina e non ultima quella delle bonifiche di siti contaminati, nella quale Sersys Ambiente opera vantando un’esperienza più che ventennale.

La bonifica di un sito contaminato è un’attività intrinsecamente ad elevato impatto ambientale, che richiede l’utilizzo di tecnologie spesso invasive ed aggressive tanto più quando la contaminazione è dovuta a diversi agenti inquinanti, a differenti inquinamenti che si sono sovrapposti nel tempo, a contaminazioni vecchie in cui le sostanze nocive sono ormai parte integrante del suolo o delle acque che si vogliono bonificare.

L’approccio di Sersys Ambiente nella gestione dei processi di bonifica si è sempre più orientato negli anni verso tecnologie di trattamento “in situ” laddove possibile, privilegiando cioè quelle tecniche di bonifica tendenti a trattare e riutilizzare i terreni contaminati nel sito, con conseguente riduzione dei rischi derivanti dal trasporto e messa a discarica degli stessi.

Sersys Ambiente, anche grazie a Trireme srl – start-up di recente costituzione nata dalla collaborazione tra Sersys Ambiente, il Dipartimento di Chimica dell’Università di Roma “La Sapienza” e l’Istituto di Ricerca Sulle Acque del CNR specializzata nell’attività di bonifica – è in grado di proporre l’applicazione di tecnologie innovative declinate nell’ambito specifico della bonifica di acque di falda contaminate. In collaborazione con il Dipartimento di Chimica della Università di Roma “La Sapienza”, ha messo infatti a punto e brevettato un’innovativa tecnologia di trattamento di acquiferi storicamente contaminati da solventi clorurati, nitrati e solfati con presenza di DNAPL (Dense Non Acqueous Phase Liquid) residuale in orizzonti saturi a bassissima permeabilità. Il processo di trattamento sfrutta l’azione sinergica di pozzi di ricircolazione GCW (Groundwater Circulation Well) e del polimero biodegradabile PHB (poli-beta-idrossibutirrato) per mobilizzare ed attivare direttamente in falda processi di declorazione di composti organo-clorurati presenti, connotandosi dal punto di vista ambientale come un approccio sostenibile rispetto ai tradizionali sistemi di P&T (Pump & Treat), particolarmenti energivori e di modesto rendimento, in quanto necessita di un flusso idraulico di circuitazione a bassissima portata e di consumi elettrici estremamene ridotti.

L’organizzazione delle risorse e delle competenze sono fattori chiave per garantire un servizio di qualità e in linea con le aspettative del cliente e del territorio in cui si realizza l’opera: qual è l’esperienza di Sersys Ambiente?

L’ambizione di Sersys Ambiente di garantire sempre ai propri Clienti l’eccellenza operativa nell’erogazione dei servizi ambientali richiesti è sottesa a due principi fondamentali ed irrinunciabili: la vicinanza al Cliente ed il presidio del Territorio.
Proprio per questi motivi l’azienda è organizzata in Unità Operative distribuite sul territorio nazionale, in grado di esercitare un presidio efficace e flessibile attraverso risorse competenti e soddisfare i bisogni di vicinanza e di tempestività di azione che i Clienti e i contratti richiedono.
Un modello organizzativo scalabile e coerente con l’impegno per lo sviluppo sostenibile di Sersys Ambiente, atto a seguire il business sui territori in cui si realizzano rilevanti interventi di bonifica ambientale o importanti opere infrastrutturali.

I pfas sono tra i contaminanti emergenti più discussi: in che modo Sersys Ambiente può contribuire alla determinazione della presenza dell’inquinante ed eventualmente alla bonifica dell’ambiente idrico in cui è presente?

Il tema delle limitazioni delle sostanze poli e perfluoroalchiliche (pfas) è stato posto con un certo grado di rilevanza dal Collegato Ambientale 2020, promuovendo tra l’altro l’erogazione di incentivi in favore di attività imprenditoriali di ricerca e sviluppo che abbiano come obiettivo la sostituzione delle sostanze perfluoroalchiliche con sostanze di minore impatto ambientale e sanitario, evitando il passaggio dei pfas nella catena alimentare.

Per la determinazione della presenza di questi composti inquinanti dei corpi idrici ricettori Sersys Ambiente è in grado di progettare con i propri specialisti uno specifico Piano di Monitoraggio in tutte le sue fasi, oltre ad un eventuale Piano di Caratterizzazione del sito interessato dalla contaminazione, elaborando la documentazione tecnica progettuale ed eseguendo in campo le operazioni di campionamento con i propri tecnici accreditati, adottando la corretta modalità di utilizzo della “catena di custodia” dei campioni al fine di assicurare l’integrità degli stessi lungo tutto il processo, dal campionamento, al trasporto, fino al ricevimento ed accettazione presso i propri laboratori di analisi (certificati Accredia – UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018).

La tecnica analitica messa a punto per la determinazione dei pfas si basa sull’utilizzo della cromatografia liquida ad alta prestazione accoppiata alla spettrometria di massa (HPLC-MS), di cui i nostri laboratori si sono di recente dotati grazie anche ai continui investimenti in innovazione tecnologica.

Cosa cambia per le bonifiche con il nuovo Collegato Ambientale?

 Il tema delle bonifiche ambientali in Italia inizia ad essere affrontato con l’emanazione del D.M. 471/99 che ha stabilito i criteri da adottare per la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, e successivamente dal D. Lgs. 152/06.

A tale riguardo va osservato che, se da un lato l’impianto normativo ha procedurato i processi amministrativi da seguire, dall’altro ha oltremodo rallentato l’azione incanalandola in iter burocratici lunghi e talvolta incompatibili con le criticità ambientali da gestire.

Il nuovo “Collegato Ambientale” alla legge di stabilità 2020 rappresenta una chiave di volta per le bonifiche ambientali dando risposta, attraverso la creazione di una struttura ministeriale dedicata esclusivamente alle bonifiche, al bisogno di semplificazione dei procedimenti amministrativi per l’approvazione dei progetti con l’obiettivo di superare le lentezze burocratiche e velocizzare le procedure di bonifica.

In buona sostanza Il Collegato Ambientale assegna al Governo la delega per riformare i contenuti del Titolo V della Parte IV e della Parte V del D.Lgs. 152/2006, toccando molteplici aspetti tra i quali l’attivazione di protocolli di monitoraggio e controllo delle situazioni a più alto impatto ambientale, la definizione dei livelli di accettabilità di contaminazione da conseguire con la bonifica, l’individuazione del responsabile della contaminazione, l’intervento pubblico nei siti contaminati, con l’obiettivo di favorire una ripresa rapida ed efficiente dei grandi progetti nazionali di bonifica e ripristino ambientale, elementi essenziali di una strategia di sviluppo sostenibile.

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