Il “caso rifiuti” nel Mezzogiorno: l’analisi Svimez

Il 24 novembre è stato presentato il Rapporto SVIMEZ 2020, “L’economia e la società del Mezzogiorno”. Il Rapporto, che viene pubblicato annualmente dal 1974, raccoglie i principali indicatori e gli andamenti dell’economia meridionale in numerosi settori chiave: industria, edilizia, terziario, credito, finanza pubblica, infrastrutture e trasporti, politiche del lavoro, di coesione, industriali, demografia, mercato del lavoro e popolazione.

Ogni anno il Rapporto dedica un’attenzione particolare ad argomenti specifici: nell’edizione 2020 l’analisi si è concentrata sulla gestione dei rifiuti.

Il contesto e le conseguenze della pandemia.

Nel 2020 il Pil italiano, secondo SVIMEZ, si contrarrà del 9,6%. L’arretramento più marcato nel Centro-Nord, con un calo del 9,8%, nelle regioni meridionali sarà del 9%. La SVIMEZ prevede che il Pil cresca nel 2021 al Sud dell’1,2% e nel 2022 dell’1,4% e al Centro-Nord del 4,5% nel 2021 e del 5,3%l’anno successivo. La conseguenza è che la ripresa sarebbe segnata dal riaprirsi di un forte differenziale tra le due macro aree.

La sfida, secondo la SVIMEZ, è quella di portare a sistema il rilancio degli investimenti pubblici e privati che si prevede di sostenere con l’iniziativa europea Next Generation Ue, con una politica ordinaria che troppo a lungo si è disimpegnata dal suo compito di perseguire l’obiettivo del riequilibrio territoriale, e con una politica di coesione europea e nazionale che nel nuovo ciclo di programmazione molto dovrà apprendere dai suoi limiti, a partire dai primi segnali positivi registrati in corso d’anno e dalle indicazioni strategiche contenute nel Piano Sud 2030.

Il Green Deal nel Mezzogiorno: come trasformare il «ritardo» in opportunità.

Per cogliere appieno l’occasione degli strumenti UE per la ripresa, non può essere più rimandata la definizione di un disegno unitario di politica industriale per valorizzare la prospettiva green e la transizione verso l’economia circolare.

Il 37% delle risorse di Next Generation EU sarà infatti destinato ad obiettivi coerenti con il Green New Deal. E per il Mezzogiorno questa dovrebbe essere l’occasione per uscire dall’emergenza impiantistica che affligge l’intero settore dei rifiuti.

Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, in Italia il comparto vale circa 25 miliardi l’anno, valore che sale a 32 se si include la gestione delle acque reflue. Tra i tanti filoni in cui si articola l’economia circolare, quello del ciclo dei rifiuti ha il più alto potenziale di crescita nel Sud: l’economia circolare potrebbe mettere a valore, ogni anno, oltre 43 milioni di tonnellate di rifiuti: 33,4 di origine non domestica e quasi 10 di origine domestica.

Oggi al Sud la raccolta differenziata va avanti con fatica e mancano filiere orientate alla valorizzazione: occorrono dunque piani strategici regionali e per macro-aree, accompagnati dalla creazione di una rete impiantistica destinata alla valorizzazione e alla chiusura dell’intero ciclo dei rifiuti.

Gestione rifiuti Ref Ricerche

Dal contributo n. 167 di Ref Ricerche pubblicato nel Rapporto Svimez 2020, “Il Green Deal nel Mezzogiorno: come trasformare il «ritardo» in una opportunità. Il caso dei rifiuti”, Capitolo XXV, il Mulino

Per quanto riguarda il deficit di avvio a recupero energetico e smaltimento, Campania, Sicilia, Abruzzo e Basilicata presentano un deficit impiantistico di quasi 2 milioni di tonnellate/anno: in queste regioni matura circa il 40% del deficit complessivo delle regioni italiane.

La Regione Campania, per quanto riguarda la gestione della frazione organica, detiene un altro triste primato nazionale causato dalla mancanza di infrastrutture impiantistiche in grado di gestirla nel territorio: 475mila tonnellate di organico esportate in altre regioni, pari al 29% del totale nazionale.

Per quanto riguarda la capacità di trattare nel territorio la frazione organica prodotta, il deficit impiantistico risulta oltremodo importante se si confronta con il grado di intercettazione del rifiuto organico di ciascuna regione. Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata e Molise, ossia cinque regioni su otto del Mezzogiorno, si trovano infatti ben al di sotto della media Italia di intercettazione, pari a 117 kg/ab/anno, e anche al di sotto della media del Sud-Italia, pari a 95 kg/ab/anno.

L’analisi della gestione di questa frazione dimostra chiaramente che raccogliere separatamente non basta, ma servono impianti capaci di valorizzare le quote prodotte con un obiettivo di mercato. Il recupero energetico, con digestione anaerobica, è una soluzione che può garantire la sostenibilità ambientale ed economica dell’investimento, grazie alla produzione di biogas e biocarburanti.

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